Ha una curiosa forma a torta nuziale data dalla sovrapposizione di tre robiole dal diametro decrescente.

Tra le testimonianze certe si e’ scoperto che alla fine del Quattrocento è l’unico formaggio presente nella famosa ed importante citazione del "celebre formaggio di Tortona" nelle cronache delle celebrazioni nuziali per l'unione tra Isabella di Aragona e Gian Galeazzo Sforza, figlio del Duca di Milano. Matrimonio organizzato a Tortona nel 1489 da un cerimoniere d'eccezione: Leonardo da Vinci.

La leggenda dice che il vino presente a tavola era il Timorasso (Derthona dei Colli Tortonesi) antico vitigno autoctono dei colli tortonesi.

La curiosa forma, forse ”a torta nuziale” o forse ispirata dalla antica torre del paese, o forse da tutti e due i motivi, è data dalla sovrapposizione di tre robioline dal diametro decrescente. Viene prodotto con un 70% di latte crudo vaccino e con un restante 30% di latte ovino dove si possono trovare anche tracce di latte di capra; questo secondo l’antica tradizione allevatoriale del luogo, che cercava di sfruttare al massimo l’esiguo foraggio che si poteva ricavare attraverso il pascolamento turnato di diverse specie animali: vacche, pecore e capre appunto, che riuscivano a pascolare anche il foraggio più inappetibile.

Le formaggette per comodità e migliore conservazione, venivano poi riposte una sull’altra, dalla più grande alla più piccola, nelle piccole cantinette delle case del paese dando origine alla famosa forma.

Per secoli prodotto ed esportato verso Genova e la Lombardia, se ne era persa ogni traccia.

Poi nel 1997 con il Progetto di Filiera Casearia della Comunità Montana Valli Curone Grue Ossona e Valli Borbera e Valle Spinti si è cercato di “ recuperare “ l’antico prodotto.

Attraverso una accurata ricerca, il Montebore è stato letteralmente “resuscitato”, grazie ad alcune anziane signore della zona di Montebore e Calvadi dove ultime depositarie della tecnica casearia tradizionale, avevano mantenuto il ” sapere ” dell’antica caseificazione della robiolina a tre strati, simile a una torre.

Attraverso la loro esperienza e la collaborazione dell’Istituto Caseario di Moretta e della Facoltà di Agraria dell’ Università di Torino, si è ricostruita la tecnica casearia

Grazie all’iniziativa di due giovani produttori della Cooperativa Agricola Valle Nostra , nel 1999 il Montebore, presentato al salone "Cheese" nella sua totale produzione mondiale di 7 forme, attira l'attenzione della stampa specialistica dei cinque continenti. Una fama meritata, peraltro, per l’originalità di questo formaggio a latte crudo dalla forma unica e dal sapore antico, che può essere gustato fresco, semi - stagionato o da grattugia.

 

 

Il formaggio Montébore Vallenostra è ottimo da gustare a fine pasto, con quel suo gusto latteo e burroso, col finale di castagna e sfumature erbacee. Il Montébore può anche essere grattugiato su carni fresche o sulla pasta. Ottimo per farcire insalate

Un Assaggio di Montebore ?

Il Montebore denuncia il gusto del latte ovino, anche se la percentuale di latte di pecora non supera mai il 30%, ma la caratteristica che lo rende irriproducibile altrove, è il profumo di timo.

Al naso, infatti, si percepiscono odori leggermente animali e un poco speziati. In bocca, all’inizio della degustazione, è tendenzialmente latteo e burroso, mentre nel finale si sente la sapidità accompagnata da sfumature erbacee.

La pasta è liscia, di colore bianco in varie sfumature.
La crosta parte liscia ed umida e poi, con la stagionatura, diventa più asciutta e rugosa.
Il colore va dal bianco al giallo paglierino.

I Colli del Bio propongono il Montebore di Vallenostra Presidio Slow Food on line, consegnato a casa in 48 ore.