Timorasso e Montebore due grandi eccellenze enogastronomiche che custodiscono la storia e tradizione di un territorio d’altri tempi alle porte del Piemonte: i Colli tortonesi

Iniziamo con sua’ Maesta’ Derthona (Timorasso vitigno autoctono dei Colli tortonesi)

Un vino bianco che va oltre le convenzioni e che giocando con il tempo, guadagna spessore ed eleganza per questo non bisogna avere timore di dimenticare qualche bottiglia di Timorasso in cantina.

Un vitigno che ha rischiato di scomparire, per sempre.

Solo grazie alla lungimiranza di alcuni vignaioli dei Colli Tortonesi, in primis Walter Massa, il Timorasso e’ stato riportato alla ribalta e oggi, a distanza di un ventennio, il Timorasso regna ormai sovrano nel panorama dei vini importanti bianchi del Piemonte.

Grande personalità, una freschezza e sapidità degne di nota, queste le tre caratteristiche del Timorasso che colpiscono

Intensita’ di profumi fruttati di pesca e acacia e una buona mineralità completano il quadro del Timorasso

In bocca ha corpo e struttura e un buon equilibrio tra sensazioni morbide e dure.

Alcune piccole grandi cantine per stappare bottiglie uniche: 

Fausto Timorasso - Vigne Marina Coppi

Derthona Timorasso - Claudio Mariotto

Pitasso Timorasso - Claudio Mariotto

La Zerba Timorasso - Cantine Volpi

Selvaggio Timorasso - La Vecchia Posta

Per il Montebore di Vallenostra, formaggio a presidio Slow Food, invece, dobbiamo ritornare ai tempi di Leonardo Da Vinci

Montebore e’ tra i formaggi piu’ rari al mondo con una storia unica

L'anno 1489 a Tortona (AL) si celebravano le nozze fra tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza, nipote di Ludovico il Moro. Cerimoniere era Leonardo da Vinci, straordinario genio dell'arte e della scienza ma anche attento gastronomo: il Montébore fu l'unico formaggio invitato a tanta nobile tavola.

Ma la storia di questo formaggio rarissimo è forse molto più antica e la si fa risalire all’arte casearia dei monaci dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Vendersi, sul Monte Giarolo

La produzione del Montébore cessa dopo la seconda guerra mondiale: le valli si spopolano, le tradizioni contadine rischiano l'abbandono

Solamente nel 1999 viene rintracciata Carolina Bracco, ultima depositaria della tecnica casearia tradizionale, e viene recuperato il Montébore

Roberto Grattone e Agata Marchesotti, della Cooperativa Vallenostra, hanno poi fatto il resto producendo con dedizione il Montebore secondo le antiche tecniche oggi a presidio Slow Food.

Montebore e’ un formaggio a latte misto vaccino e ovino non teme accostamenti anche i piu arditi.

A forma di torta nuziale, composto da formelle sovrapposte via via piu piccole

Formaggio di media stagionatura al massimo 45 giorni, oltre il mese e’ ottimo per fondute, risotti.

ll sapore del Montebore è dolce di latte, delicato con richiami alle essenze di fieno di montagna. Avvolgente e Burroso al primo assaggio, manifesta un persistente retrogusto di castagna se fresco; accenno di sapore quasi piccante ed una consistenza più dura se stagionato 45/60 giorni.

Nella tradizione Piemontese il Montebore viene abbinato a moltissime pietanze come la farinata, cugna’, marmellate di arance e miele o negli sformati di zucca o cardi.

Il vino che meglio lo accompagna deve essere giovane con sentori di erbe balsamiche.

Croatina dei Colli Tortonesi (a chi preferisce il rosso), Timorasso per un bianco deciso

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